LA PAPESSA

 

LA PAPESSA

” Impia sub dulci melle, venena latent.
Sotto il dolce miele, si nascondono tremendi veleni.
Ora so bene cosa riveli questo verso, cosa celino queste poche parole, vissute, sperimentate, scritte, intinte, su questa mia pelle,
su questa bianca trama di seta, intrecciata con oro.
Una trama su cui scrivere, imprimere, segnare, questo sapere.”

– dal libro “ Il segreto di Sophia” de La Papessa (Claudia Pellegrino),
in copertina il dettaglio dell’opera di Jara Marzulli

La scintilla è quella lucina piccola ma intensa, che come spada attraversa la fronte,perfora le particelle e disfa la materia.  In quella immensità si stagliano le mie visioni che mi accecano di sentimento e di calma ansia, nel  procedere con i poveri  strumenti che possiedo, per la costruzione dell’immagine.  L’imago come il raggiungimento del sogno, l’idealizzazione di una figura attraverso la conoscenza dei tratti, la gnosis della persona che comunque oltrepassa le caratteristiche stesse corporali.

Questa volta la voglia era scaturita dalla persona di Claudia,
e quindi dalla sfida a rappresentare lei in tutto quello che mi potevano dare i suoi contrasti, portandomi in una dimensione quasi infantile, per l’esilità del suo corpo e di quel sorriso ingenuo, e allo stesso tempo per la sopravvivenza di un aspetto drammatico e misterioso che giunge da una forma antica, ancestrale.

Farla scendere da quella sospensione irritante non poteva funzionare,  per cui ho usato le sue stesse armi per fermare la baccante infuriata. Oramai da tempo avevo deciso
di comprenderla sul suo stesso piano, perché su quella dimensione ci sono arrivata anche io davvero, per salvarmi dall’inquietudine di non poter afferrare le cose se non facendole avvenire essenzialmente dal “desiderio” profondo.
Il  suo desiderio profondo ha trovato la strada alchemica, una comunicazione con l’altro particolarmente attenta agli eventi, alle parole nella loro decostruzione contemporanea e ricostruzione storica, e ai messaggi in ogni dove
per cui se Claudia non era più Claudia io ho dovuto accogliere la nuova dea.

La papessa in ambito esoterico è la sacerdotessa, la personificazione della sapienza in chiave meditativa, porta con sé il significato della conoscenza ed è emozionante ricondurla a tante simbologie come il libro, la luna a falce, che da sempre mi accompagna, e a Iside, divintà egizia che innanzi tutto mi ha portato a pensare alla donna creatrice, fertile e conoscitrice del mistero magico.

Assolutamente fra tutti questi significati così pieni ho pensato subito di spogliarla e rimacinare il tutto, per ricodificarlo attraverso il “sentire” di tutte e due,
così mentre Claudia/Papessa iniziava a scrivere il suo libro, ho pensato bene di sostituire le simbologie più iconografiche per trasformarle in fiori e teli ricamati di parole.

In un bel giorno di sole assieme siamo andate per fare le nostre pose fotografiche e,
come solitamente mi accade, mi sono fermata a staccare qualche rametto fiorito color rosso magenta, così si è rivelata integra la “visione” de “La papessa”.

Le ombre dei fiori hanno incoronato la testa e ingioiellato di ombre il cuore, lo stomaco e le ovaie.

Sono spuntati gli steli dalle dita fertili.

Nel processo pittorico, dove tutto ritorna dallo specchio del mio “pensiero”
e diventa ancor più potente l’aspetto del mistero, le scritte sono state una ricerca spasmodica nel comprendere vari spunti dai vangeli apocrifi,
perché mi risuonavano insistentemente all’orecchio lingue orientali
e perché la saggezza era collegata anche a Maria di Magdala,
la Maddalena, molto amata da me.
In conclusione ho trovato l’immagine di un antico papiro in lingua copta,
ma non volendo dare troppa importanza al significato preciso,
ho preso spunto dalla forma delle lettere così da simulare un ricamo con filo d’oro.

Dell’opera se ne sono innamorati. L’ho visto nei suoi occhi mentre la guardava ed ha voluto quasi rimanere all’oscuro di tutti questi passaggi, probabilmente per non influenzare ciò che ha trovato.

Così mi rimane nel cuore tutto quell’amore versato ma anche ricevuto, ritrovandolo fra il ronzio delle api sacre, nell’alveare dell’esistenza, nelle mie visioni, fra le strade di Roma mentre scrutiamo curiose le opere d’arte antiche e nella nostra complicità sconnessa
e profonda come i “desideri”.


– Jara Marzulli e Claudia Pellegrino a Roma, Italia, 2015

– Claudia Pellegrino nell’Atelier di Jara Marzulli, Adelfia (BA), Italia 2017

 

 Jara Marzulli