LA RESISTENZA DELLE DONNE

Ieri all’ex caserma Liberata di Bari si è tenuto il seminario di “Gineologia”, promosso soprattutto dal gruppo GEEERL (Gruppo Erranti Erotiche Eretiche Lab), con l’attivista curda Haskar Kirmizugul e l’interprete sempre accanto.
Intanto già il termine “Gineologia” mi è parso immediatamente rivoluzionario e letteralmente significa “scienza delle donne” , per cui è un altro modo di guardare la storia sociale e dunque l’occasione di avere le testimonianze dirette è sempre la forma più pura per avere una buona conoscenza.

Haskar ha spiegato come da una società matricentrica, e non matriarcale, si è passati ad una società maschilista con l’arrivo del capitalismo nel loro paese. Dal ’78 la donna curda entra a far parte attiva del partito PKK ma anche loro hanno dovuto fare un doppio sacrificio: la battaglia/resistenza e la conquista del  loro “diritto di essere considerate al pari degli uomini” anche all’interno dei gruppi dei combattenti.
Le donne non potevano esercitare le stesse mansioni degli uomini, avrebbero dovuto cambiare la loro fisicità in quella maschile, occultare le loro caratteristiche femminili; non erano reputate donne in quanto tali ma erano “la forma rappresentativa della dignità maschile”, quindi il solo pensiero che cadessero nelle mani del nemico si tramutava nel pensiero che non fossero capaci di poter combattere in collaborazione e al pari dell’uomo.
Mentre riflettevo sulle questioni ho creato un collegamento mentale con le mie opere che appartengono al periodo dell’occultamento dei seni e di altre parti del corpo, con fasce o nastri, e di certo non sono l’unica artista ad aver sentito l’esigenza di dover opprimere le parti erotiche e simboliche femminili per far fuoriuscire il messaggio di protesta infatti di esempi dagl’anni ’70 ne abbiamo parecchi ma per lo più nella perfomance. Nella pittura ho sentito fortemente un sentimento di eversione verso una immagine femminile svuotata dei suoi importanti contenuti.


                                                                                                         – “Meltemi”, Jara Marzulli

 

Ma come sono riuscite, se pur pian piano a districarsi da questa mentalità ottusa, se non con la pratica, con l’esempio della loro stessa resistenza così determinante? Le donne curde sorridono sempre, camminano senza scarpe, prendono sulle loro spalle i propri compagni e compagne, non hanno mai desistito nelle carceri e ancora una volta il “martirio del corpo” è stato uno dei punti che emerge nel contesto doloroso, come il taglio dei seni purtroppo avvenuto.  Loro testimoniano nella pratica e portano  “l’equilibrio” e la “bellezza” anche nei  frangenti di guerra, la donna è diventata il simbolo del coraggio e della resistenza.

Dopo il ’95, le donne formano un gruppo di brigata che diventa rappresentativa della donna libera del Kurdistan, e hanno dovuto necessariamente separarsi dall’uomo nella battaglia per andare avanti e ricostruire la storia della donna. Nonostante questo inizio rivoluzionario al pubblico non avveniva alcuna comunicazione e dunque hanno incominciato a fondare molte accademie e varie discipline femminili per cambiare la mentalità culturale della società con il progetto di “ritrovare il maschio”.
Dal 2012-2014 le donne curde non sono più brigate ma un vero partito solido ideologico, che interpreta il cambiamento della mentalità  tramite il “confederalismo delle donne”.
Inoltre adesso c’è la “compresenza”  uomo-donna nei gruppi attivisti e politici che previene il potere maschile, ma le donne rappresentanti  sono sempre elette dalle donne stesse.

Mi hanno colpito le parole che hanno descritto la storia come qualcosa di “aperto” e in divenire” e non chiusa e determinata, in cui i pezzi  di studi storici e le testimonianze vengono sempre aggiunte passo dopo passo, attraverso l’analisi della donna  e la della sua sessualità risalendo fino alla mitologia.
L’altra frase importante ed emozionante è la considerazione che “la gineologia è come un fiume” che attraversa, non si impone ma scorre e quindi si riempie e si arricchisce, si trasforma e si plasma man mano che scorre sulle Terre. Questa disciplina viene trasmessa negli ambienti scolastici ai bambini e alle bambine, in questa modalità c’è un intervento di cambiamento più incisiva.


                                                                                                                                    -“Okeanòs”, Jara Marzulli

Durante la proiezione di  un video che descriveva i villaggi delle donne curde, hanno sottolineato di come nell’occidente la donna è considerata una “questione di genere”, ritenuta un problema, un punto, una disputa e non “una persona”.
Non ci rimane che lavorare su tante problematiche nel nostro occidente, e prendere molteplici spunti dalle loro esperienze così forti,  perché nella nostra società ci si poggia su una base di finta libertà, e tutte le dinamiche che l’attivista curda ci ha descritto sono molto simili alle nostre che abbiamo affrontato in passato e che ora stiamo vivendo però in condizioni assolutamente diverse.

“Il legame”non ci divide in queste amare o costruttive realtà, lo sento sempre più forte, dovremmo solo concentrarci su come agire nel nostra complicata contemporaneità.


                                                                                      “Apice stretto divento”, Jara Marzulli