L’ABBANDONO ALL’AMORE

Si volterà. Coprirà il proprio corpo con il corpo di lei, lo riporterà a sè, nell’asse del proprio corpo, e lentamente s’impantanerà nel magma caldo del centro.
Resterà là senza muoversi. Aspetterà il suo destino, il volere del suo corpo. Per tutto il tempo che occorrerà.
Il tempo di pensarvi, e l’idea si manifesta brutale, in un grido di agonia. E passa. Nella lenta ricaduta del corpo di lei lungo il suo, il grido s’iscrive, brevissimo soffocato di rabbia, strangolato.
Resterà là. Poi si girerà verso il muro per sempre. Insulterà ancora. Non piangerà.
– da “Occhi blu capelli neri” di Marguerite Duras

“L’abbandono di Adamo ed Eva”, dettaglio, olio su tela di Jara Marzulli

 

 

“Il magma caldo del centro”, meraviglioso testo di Marguerite che rappresenta il perdersi l’uno all’altro, il perdere se stesso per l’altro
ed Eva ci sta provando, facendo entrare nella propria fronte il succo della mela ma quasi si trasforma in albero come una Dafne, Adamo la tiene, la stringe e pensa intanto di concedersi a questo amore ascoltando il serpente che esce dalla sua colonna
ed un grido sentì uscire dalla sua lingua.
Io ho sentito quel grido mentre lo dipingevo.

C’è tanta violenza, vorremmo anche distinguerla attraverso il colore della pelle o la provenienza di chi è stato ad abusare, ad ammazzare o di chi ha subito e tante, tante altre frasi e opinioni. Le parole “violenza” e “stupro” sono sulla bocca di tutti,
di chi non sa, di chi vuole solo apparire, di chi vuole solo dire.
Dovrebbe essere invece “l’amore” in tutte le sue parti e sfaccettature ad essere protagonista, ma dov’è questo amore che trasporta e che risana, dov’è manifestato?
E se è manifestato non entra fra la gente, non si sparge come seme, non s’allarga perché impedito dal brusio incessante.

Alessandra Redaelli, curatrice della collettiva d’arte “La neve non ha voce”, dirà a proposito del “malamore”, filo conduttore tra le opere delle bravissime artiste :
“Ci sono i gesti di affetto, gli abbracci e la complicità femminile dipinti a olio e acrilico su tela da Jara Marzulli, un antidoto amoroso al non amore”.

Continuerò ad essere certa sugli antidoti, nonostante le sfrecciate insistente dei “sistemi”,
si potrebbe perlomeno crederci sulla “forza” data dal nostro “pensiero” più profondo,
sul ritrovare il centro di tutte le cose, l’ambizione più acuta, a tratti crudele dell’esistenza, perchè disfa tutto quello che ci pare certo, quella certezza pessima.
Potremmo camminare in equilibrio su un filo e amarci incontrandoci come equilibristi,
non potremmo mai precipitare così.
                                                                                                                                           Jara Marzulli