L’INVASIONE NEL CORPO

La propria corporeità di donna la accetti come condizione
di perdita dal principio e di accoglienza dopo,
e questi  due “sensi” sono costanti nella vita con un equilibrio, credo,
difficile da mantenere, finchè potresti completamente perderne il controllo
quando il dolore diventa amplificato e la parte del corpo sottostante, quella del bacino, diventa un mostro che non sai come combatterlo.


                                         – “Questo mio desiderio”, dettaglio, Jara Marzulli

 

La mia prima esperienza di taglio del ventre e di condivisione con le altre donne è stata a 21 anni, ma dopo sofferenze che non riuscivamo a capire da cosa scaturissero.

Mi ricordo benissimo la signora dai capelli rossi dinanzi al mio letto
e agli schizzi che facevo con la matita in quel frangente per assorbire meglio l’atmosfera surreale, ai  lamenti che mi entravano nelle orecchie, come suoni che man mano non mi sembravano più nuovi ma antichi e somiglianti a nenie d’appartenenza.
“Anche io sono fra voi”, poi mi son detta, con la pancia gonfia e la spinta ad alzarmi dal letto, fra i vari incoraggiamenti :< Dai! Prima ti alzi, prima ti rimetti e torni a casa”>.
Quindi quello è stato il primo periodo in cui ho percepito la donna dal punto di vista strettamente femminile, legato al sangue e al corpo, al dolore e alla rinascita.

Non avrei mai immaginato di doverne provare tante altre, sempre più invasive.

Il taglio sarebbe stato la cosa più leggera, un cordolo, una collanina sul ventre,
perché avere mani e attrezzi dentro di te, mentre perdi disperatamente pezzi  liquidi e solidi che il tuo corpo non vuole più e che invece pensavi potessero essere nuovi fiori,
ti porta all’odio e alla disperazione verso chi ti guarda in fondo e invade il tuo territorio.
Così  la camicia da notte bianca che si aggirava nelle stanze degli ospedali, è stato uno degli oggetti che avrebbe fatto parte delle mie rappresentazioni  femminili pittoriche.

 


                      – “A game”, dettaglio, Jara Marzulli

E chi l’avrebbe mai detto (questo rivolto alle considerazioni di me stessa), nonostante le esperienze di perdita, di ricevere le conquiste della gravidanza per un corpo con cui lottavo in maniera estenuante.
Ma nessuno mi aveva riferito che sarebbero stati ancora più estenuanti i primi mesi.


                                  – “La scomodata”, dettaglio, Jara Marzulli

Venire a conoscenza che tutto questo dovesse essere il minimo che potessi aspettarmi di sopportare, rispetto ad altre donne, che invece dovevano restare immobili per molto più tempo, o di condizioni molto più gravi, sarebbe stato il motivo di superamento del tutto.

Ma lo stato di invasione non era affatto finito, certamente questa volta era più dolce e intanto osservi  il tuo corpo trasformarsi e capisci che dentro di te il cambiamento è anche mentale per cui le sensazioni erotiche e di femminilità nel senso più ampio possibile, si attivano in maniera preponderante.
L’accoglienza è erotica
eros, amore
eros, gonfia di te


                              – “Carne dentro”, dettaglio, Jara Marzulli

Non posso nascondere lo stravolgimento che si ha dopo la nascita. Si raggiunge il picco di una dimensione così infinita e immensa, sacra, terrena e celeste  per poi vedere uno strano distacco con un essere nuovo
che ti porta, in alcuni casi, a scontrarti con quello che paradossalmente hai tanto desiderato, mentre senti che qualcosa ti toglie la tua energia e la vita stessa, per poi gioire in un momento parallelo.
“Benvenuta cara” , sibilante voce all’orecchio, “lo stravolgimento psicologico sarà il tuo secondo compagno di  viaggio per il momento”.

Non vorrei raccontare tutti i dettagli che sono veramente tutti importanti e da condividere con le altre donne, con le quali ho sempre avuto un rapporto di confronto vero, senza optare per la troppa riservatezza, perché il raccontarsi e la forma migliore per superare e per conoscere sempre di più cosa significa essere donna, progredendo verso dinamiche più giuste intorno a noi.

Nelle mie opere pittoriche ho voluto sfidare, nella rappresentazione, la reale condizione di accoglienza e perdita, esaminando alcuni stati un po’più psicologici ma al contempo giocandoci con essi, senza esserne succube.


                                                     – “Intro ventre”, dettaglio, Jara Marzulli

Non posso dire sia finita, ci mancava la malattia degli organi interni del ventre,
il dolore ancora una volta il protagonista d’eccellenza, perché l’endometriosi  è una malattia
che, in alcuni casi, diventa devastante. L’ho scoperta dopo tutte le vicende elencate,
di questa malattia si dice poco e si sa’ ancora poco,
la scopri all’improvviso mentre la parte dall’ombelico in poi si stacca da te, viaggia da sola e compromette diversi organi attorno alla zona uterina e ovarica.
Tra le sfortune la fortuna, perché immaginate che alcune donne arrivano a dover togliere tutto di sé e a non vivere una vita normale.
L’informazione è la prima forma che si dovrebbe ampliare,
un lavoro che compie l’Associazione ADES di Savigliano (CN)


                                               – “Il giardino”, dettaglio, Jara Marzulli

Attraverso il dolore c’è la coscienza della materia di cui siamo fatte
ma c’è anche la bellezza infinita universale femminile,
la forza incredibile che scaturisce da essa.
Per non perderci e per difenderci  bisogna creare la vicinanza con le altre, attraverso un legame, insito già in noi, e un confronto profondo che non ci lascerà mai sole.


                                                                                                                                         – “Tria fata”, dettaglio, Jara Marzulli

 

– Jara Marzulli